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Who's Romeo

regia di Giovanni Covini

con Valentina Malcotti, Marilyn Adjalo, Valentina Bogdan, Leonardo Carralero, Assala Chahhoub, Rosario Lisma, Francesco Migliaccio | sceneggiatura Giovanni Covini e Valentina Malcotti | montaggio Giuseppe Chiaramonte |

Italia 2018, 89'

Periferia sud di Milano. Gratosoglio, un quartiere a maggioranza musulmana. Quattro ragazze di diciassette anni e due ragazzi della stessa età, cristiani e musulmani, si cimentano con Romeo e Giulietta di Shakespeare, guidati da una giovane attrice. Montecchi e Capuleti sono come cristiani e musulmani? Che significa innamorarsi del proprio nemico? E chi è il nemico oggi? Qual è il significato di dire la verità, di appartenere a qualcuno, di una fede, di un ideale? Come fanno oggi Romeo e Giulietta a tenersi per mano? Come si baciano? Durante ogni atto i ragazzi leggono, provano, discutono, si incontrano. Si guardano intorno e dentro di loro, si scoprono a vicenda mentre scoprono il mondo circostante. Un viaggio alla scoperta di ciò che Shakespeare sta scrivendo oggi. Per farci comprendere questi tempi e anche noi stessi.

Il baricentro del tuo linguaggio è l’orecchio di chi ti ascolta. Il tuo stile profondo è il tuo modo di trovare il cuore dell’altro. Credo che tutta la riflessione sul linguaggio cinematografico dovrebbe ruotare intorno a questo centro in continua evoluzione: come passare la vita di bocca in bocca. Nel caso del nostro film, come raccogliere in un  solo progetto le parole di Shakespeare, quelle dei ragazzi del Gratosoglio, quelle di un Docente di Filosofia e quelle di un Agente di Polizia e mille altre diverse. Come far diventare tutti questi linguaggi la lingua del film. E quel che abbiamo trovato è che tutte le lingue diventano una lingua sola se ogni lingua è integralmente rispettata per ciò che è. Significa modificare la nozione di “lingua corretta”, accettare l’oltre e l’altro come dizionari di una grammatica nuova. Abbandonare alcune solidità che da sempre costituiscono la nostra lingua per aprirsi a contenuti ogni volta da tradurre, da verificare, da fraintendere per poi intendere. E forse questo ci libererebbe da molte guerre: abituarci all’idea che parlare sia tradurre. La vera lingua universale forse è la traduzione continua. Una grammatica fluttuante e di volta in volta impervia o distesa che continua a significare il nostro volerci intendere e il nostro volerci incontrare. Questa famosa verità da dire, io non ce l’ho. Anzi, ho intitolato il film con una domanda senza punto interrogativo, come quelle che ci facciamo nella mente. Secche, affermative. Senza cortesie. Forse anche per questo un film così non lo avrebbe mai prodotto nessuno. Non si può andare da un produttore a dire che non hai niente da dire ma molto da capire. Simpatico, ma fallo a spese tue. Ed è giusto che sia così. Se fai un film per capire ti muovi come chi cerca di capire, cioè taci e ascolti. Senza sapere dove ti porteranno le parole che sentirai e sperando di saper ascoltare tutte le risposte. Che cosa sia Who’s Romeo me l’hanno spiegato di volta in volta i ragazzi del Gratosoglio, Shakespeare, gli ospiti che fanno parte del nostro cammino e Valentina Malcotti, che è stata il crocevia di questo molteplice ascolto. Spero di aver parlato il meno possibile del film, spero che riuscirà a farlo da sé. Non esiste un ringraziamento adeguato per tutti quelli che hanno fatto questo viaggio con me. Perciò semplicemente grazie di cuore. Buon viaggio.
[Giovanni Covini, note al film]