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Tutti lo sanno

Regia: Asghar Farhadi
Sceneggiatura: Asghar Farhadi
Fotografia: Jose Luis Alcaine
Musiche: Javier Limon
Montaggio: Hayedeh Safiyari

Interpreti:
Penélope Cruz (Laura), Javier Bardem (Paco), Ricardo Darín (Alejandro), Eduard Fernández (Fernando), Bárbara Lennie (Bea), Inma Cuesta (Ana), Carla Campra (Irene)

Durata: 132 minuti
Origine: Spagna / Francia / Italia 2018

In occasione del matrimonio della sorella, Laura torna con i figli nel proprio paese natale, nel cuore di un vigneto spagnolo. Tutto lascia presagire un soggiorno di felice ricongiungimento con la numerosa famiglia d'origine, ma nel bel mezzo della festa alcuni avvenimenti inattesi e tragici turberanno gli equilibri sperati, facendo riaffiorare i segreti di un passato rimasto troppo a lungo sepolto.

Ben noto anche al pubblico italiano, Asghar Farhadi è uno degli autori più interessanti del cinema internazionale. Fortemente legato alle proprie origini iraniane, Farhadi ha saputo negli anni costruire storie capaci di ritrarre personaggi indimenticabili e offrire un punto di vista problematico sull'Iran contemporaneo, i suoi rapporti sociali e le sue tare culturali, con uno stile asciutto e spesso guidato dal primato della parola. Film come Una separazione (2010) o, più recentemente, Il cliente (2016), entrambi premi Oscar, hanno consacrato l'autore a livello internazionale, permettendogli di lavorare anche in Europa: dopo la Francia de Il passato (2013), nel 2018 Farhadi sceglie la Spagna, la lingua spagnola e due interpreti d'eccezione come Penélope Cruz e Javier Bardem per dare forma al suo nuovo film, diverso e forse meno tagliente nell'esito dei suoi precedenti, ma ugualmente capace di evidenziare la cifra del suo autore. Il cinema di Farhadi non è infatti tanto legato alla messinscena quanto alla straordinaria capacità di architettare storie, distillando, minuto per minuto, tutta le ambiguità e le contraddizioni di un racconto umano e offrendo dunque allo spettatore domande urgenti e universali.

Tutti lo sanno l ascia intendere fin dal titolo un'ambivalenza molto suggestiva: la nostra vita è esposta alla conoscenza e al giudizio degli altri, ai quali certo temiamo sia concesso conoscere i nostri segreti; ma al tempo stesso potrebbe trattarsi di segreti di Pulcinella, noti appunto a tutti, ai quali soltanto noi ci attacchiamo nella speranza di poter avere un controllo sulla nostra immagine pubblica e sulla nostra storia. Al centro del film c'è una famiglia molto allargata, composta da ben quattro generazioni di personaggi, e quando la vicenda, da commedia di costume votata alla festa e alla gioia di vivere, vira improvvisamente in un thriller psicologico diviso tra indagini e reciproci sospetti, ecco che l'affettuoso quadro iniziale si spalanca a tutte le cattive coscienze che, quasi geneticamente, si propagano lungo la linea di discendenza, prima fra tutte l'ossessione e la rivalsa verso il denaro. In questo racconto dove ogni scena offre un'informazione mancante e trasforma la vita dei personaggi, i segreti taciuti tengono insieme una comunità, ma una volta svelati ne minacciano la distruzione. Sembra che un destino regoli la ricorrenza di questa rovina, proprio come il vecchio campanile del paese che, nonostante l'età, continua a muovere il proprio meccanismo arrugginito. Chi vuole provare a sottrarsi a questa coazione a ripetere, per riappropriarsi della verità e della vita, corre il grande rischio di perdere tutto ciò che ha.
[Marco Longo]