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Storia del convento


Sorta poco dopo il 1232, terminata non oltre il 1359 ed appartenuta in origine alla comunità degli Umiliati di S. Agata, è la più importante delle chiese monzesi del XIII secolo.
Nel 1571 fu affidata ai Chierici Regolari di S. Paolo, o Barnabiti , che tra il 1573 ed il 1584 la rinnovarono quasi completamente.
Il campanile romanico è una delle poche testimonianze medioevali rimaste intatte in città nel corso dei secoli.


Un'immagine d'epoca del convento

La chiesa del Carrobiolo sorge nel centro storico di Monza, al termine di una irregolare e suggestiva piazzetta posta, un tempo, a breve distanza dalle mura medievali del borgo. Dell'antica cinta fortificata, voluta nel 1333 da Azzone Visconti, sopravvive oggi soltanto il "Ponte Nuovo", alle spalle dell'abside della chiesa, lì dove il Lambro si biforca, prendendo da un lato la direzione naturale verso il centro di Monza e dall'altro incanalandosi nel Lambretto, il canale artificiale fatto realizzare da Azzone negli stessi anni come fossato difensivo. Percorrendo in direzione della Villa Reale la via Carlo Alberto, antica strada di origine romana, si scopre che nel Medioevo la via principale piegava in modo sensibile a destra, proprio all'altezza della piazza Carrobiolo, e seguiva l'odierna via Frisi, al termine della quale una piccola lapide ricorda uno dei monumenti più importanti del quartiere: la "Porta del Carrobiolo". La porta venne poi utilizzata come dazio, fino ad essere abbattuta nel 1839 perché ostacolava il traffico con il borgo Carrobiolo, esterno alle mura. La memoria della via romana di transito e la presenza della porta di accesso al borgo possono aiutare a dare una spiegazione etimologica al termine "Carrobiolo", probabilmente legato al passaggio e alla sosta dei carri che entravano e uscivano dal borgo o alla presenza di un "quadrivium", ossia l'incrocio di quattro strade.

La chiesa di Santa Maria e Sant'Agata al Carrobiolo è stata fondata tra il 1232 e il 1234 dagli Umiliati nel quartiere allora denominato di Sant'Agata, dal nome dell'antichissima chiesa longobarda che sorgeva nei pressi dell'attuale via De Amicis. L'ordine religioso degli Umiliati compare in Lombardia tra XI e XII secolo: essi trovano larga diffusione a Monza, dove sono presenti almeno dal 1210 e dove contano ben 16 case sparse nel territorio cittadino. I frati si dedicano prevalentemente alle attività manuali, tra cui in particolare la lavorazione della lana, ma si occupano naturalmente anche delle attività strettamente religiose, dalla preghiera all'assistenza ai bisognosi.

La ricchezza via via accumulata dalle case dell'ordine fa sì che gli Umiliati monzesi diventino prestatori di denaro su pegno, registrando tra i propri "clienti" anche il Comune di Milano, che impegna presso di loro parte del Tesoro di San Giovanni. L'ordine degli Umiliati nel tempo prospera, si arricchisce e, di conseguenza, smarrisce l'originaria vocazione all'umiltà e alla semplicità. Nel 1571 papa Pio V, su istanza del nipote Carlo Borromeo che, a seguito dei vani tentativi di riforma dell'ordine, era stato vittima di un attentato, sopprime definitivamente gli Umiliati, destinando i loro beni ad altre congregazioni religiose.

Nel 1571 i Chierici Regolari di San Paolo, meglio noti come "Barnabiti" dal nome della casa-madre di San Barnaba a Milano, si stabiliscono a Monza nella antica sede umiliata di Ognissanti, costituendo la seconda casa dell'Ordine dopo quella milanese. Già nel 1572, tuttavia, i Barnabiti ottengono, per interessamento di San Carlo, di poter abitare il complesso del Carrobiolo e di poter demolire la cadente chiesa di Ognissanti per restaurare la chiesa di S. Maria. Il 15 giugno 1584 lo stesso San Carlo si reca presso la rinnovata chiesa di S. Maria e procede alla solenne consacrazione.

Nel 1796 i francesi entrano a Milano e per decreto si stabilisce che tutti i beni ecclesiastici diventino di proprietà della nazione e possano essere alienati, con la conseguente dispersione dei religiosi. La comunità monzese avrebbe quindi dovuto cessare di esistere nel 1798, ma grazie alla munificenza del marchese Carlo Arconati Visconti, che acquista la chiesa ed il collegio, i padri possono continuare ad abitare la casa e a svolgere la loro attività. Nel 1810 sono però ricompresi nella generale soppressione degli ordini religiosi: è ancora il marchese a farsi carico del sostentamento degli ex-barnabiti rimasti fino a che, nel 1825, gli ordini soppressi vengono ripristinati. I Barnabiti riprendono quindi la loro opera educativa, rivolta ai novizi dell'ordine e ai giovani, occupandosi della predicazione e dell'insegnamento nelle scuole, costituendo ancora oggi un punto di riferimento saldo nella vita religiosa, sociale e culturale di Monza.


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