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Una corsa che non stanca

  • 01 November 2020

Nella solennità del 1° novembre siamo invitati a contemplare la comunione dei santi, che nel libro dell'Apocalisse -che in questo mese nutrirà la nostra preghiera nelle ultime due settimane del tempo liturgico- è simboleggiata dalla Gerusalemme celeste, che scende a trasfigurare la nostra storia, incontrando così il popolo che cammina e sale verso le sue mura.
Sant'Agostino, in un suo pregevole commento al Salmo 121 (122), che celebra e accompagna il pellegrinaggio verso Gerusalemme, scrive: Il Salmo che oggi ci accingiamo a esporre alla vostra attenzione è tutto un desiderio di questa Gerusalemme. Ne è pieno - voglio dire - colui che in questo salmo ascende. È infatti un cantico dei gradini; e di questi gradini abbiamo spesse volte detto che sono gradini per gente che vi sale, non che scende. Vuol dunque salire: ma verso quale meta se non il cielo? E che significa «salire al cielo»? Vorrà forse salire per trovarsi un posto accanto al sole, alla luna e alle stelle? No certamente. [Se desidera ascendere in cielo] è perché nel cielo c'è l'eterna Gerusalemme dove abitano quei nostri concittadini che sono gli angeli, dai quali noi ora ci troviamo lontani perché esuli in terra. Nell'esilio sospiriamo, nella patria godremo; ma intanto, già durante l'esilio, incontriamo dei compagni che, avendo visto la patria, ci invitano a correre verso di lei. Per trovarsi accanto a loro, gioisce il cantore del salmo, di cui sono anche le parole: «Mi son rallegrato in [mezzo a] coloro che mi dicevano: Andremo nella casa del Signore». Ripensate, fratelli, a quel che succede quando al popolo si dà notizia della festa dei martiri o si fissa un qualche luogo santo per radunarvisi in un determinato giorno e celebrarvi la festa: come molta gente si anima ed esortandosi scambievolmente dice: Andiamo, andiamo!

Se si chiede loro : Ma dove andiamo? rispondono: Là, in quel luogo, in quel santuario. Parlano così fra loro e accendendosi, per così dire, l'un l'altro formano un'unica fiamma; e quest'unica fiamma, nata da chi parlando comunica all'altro il fuoco di cui arde, fa confluire tutti a quel luogo santo, e il santo proposito li santifica. Se pertanto un amore sincero riesce a trasportare [i fedeli] a un santuario materiale, quanto più sublime non dovrà essere l'amore che rapisce al cielo il cuore di chi, vivendo nella concordia, può scambiare col fratello le parole: «Andremo nella casa del Signore!». Ebbene, corriamo! Corriamo perché andremo nella casa del Signore. Corriamo perché tal corsa non stanca; [corriamo] perché arriveremo a una meta dove non esiste stanchezza. Corriamo alla casa del Signore, e la nostra anima gioisca per coloro che ci ripetono queste parole.

Voglio anch’io ripeterle con voi queste parole del Salmo, con tutta la consapevolezza che oggi mi è data. Come sapete sono “reduce” da quella pandemia che ha colpito molti, strappandoli agli affetti dei loro cari, alla vita e spesso in una totale incoscienza circa ciò che ci stava accadendo. Dei momenti più tragici, nel primo periodo di ricovero in terapia intensiva, non ho reali ricordi ma solo un concatenarsi di incubi che hanno riempito la mia mente. Sono grato a quanti mi hanno sostenuto con la preghiera affidandomi alla misericordia del Padre che nella sua bontà mi ha offerto una nuova opportunità di vita per provare a fare del bene insieme a tutti coloro che si sentono in cammino verso la casa del Signore e pregano: Andremo alla casa del Signore!
Ecco una bella immagine per parlare dei santi, quelli che papa Francesco ama chiamare «i santi della porta accanto» che sono anche i nostri compagni di viaggio: sono loro a incoraggiarci nel cammino, perché, «avendo in qualche modo già intuito la patria, ci invitano a correre verso di lei».

Preparandoci a vivere l’Avvento del Signore iniziando un nuovo anno liturgico probabilmente segnato dalla “straordinarietà”, così come le notizie di questi giorni purtroppo ci fanno pensare. Vi saluto tutti ringraziando con voi il mio medico curante Dott.ssa Alessandra Farina che è intervenuta tempestivamente al manifestarsi del Covid 19 e ha poi tenuto i contatti con i suoi Colleghi dei due ospedali dove sono stato ricoverato, accompagnandomi in quei lunghi mesi; il personale sanitario del San Gerardo di Monza e della Clinica Maugeri di Tradate che hanno curato con professionalità, abnegazione e umanità quanti, come me, hanno richiesto loro molto e in alcuni casi anche la vita, va tutta la mia riconoscenza.
Come ci hanno chiesto, sia Papa Francesco che il nostro Arcivescovo, non perdiamo memoria di tutto quello che ci è accaduto perché ogni riflessione che in questo tempo siamo andati facendo, aiuti tutti a riguardare ai nostri modi di vivere per poter modificare tutto ciò che non corrisponde alla ricerca del bene comune e alla vita buona secondo il Vangelo.     Per la comunità, p.roberto

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