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San Carlo Borromeo e i Barnabiti

  • 04 novembre 2010

400 anni dalla canonizzazione di san Carlo

BARNABITI, I PADRI PREFERITI DAL BORROMEO

A loro passò la chiesa degli Umiliati al Carrobiolo di Monza. Stima e fiducia reciproca.

Il grande Cardinale di Milano ebbe stretti, frequenti e fraterni rapporti con la nascente Famiglia Religiosa dei Padri Barnabiti che sono presenti da più di 400 anni anche nella nostra Monza.I Chierici Regolari di San Paolo, detti Padri Barnabiti per il fatto che si erano stabiliti dal 1545 in Milano nella chiesa di San Barnaba, conobbero San Carlo Borromeo il giorno in cui questi fece il suo ingresso in Milano come Arcivescovo il 23 novembre 1565. Di questa chiesa lo stesso San Carlo volle consacrare l’altare il 5 settembre dell’anno 1568.
Il santo Cardinale fece subito capire la sua vicinanza a questa Congregazione da poco istituita; infatti da pochi anni, nel 1533, la famiglia religiosa fondata dal cremonese Sant’Antonio Maria Zaccaria (1502-1539) era stata approvata da papa Clemente VII . Il Borromeo era affezionato ai Barnabiti tanto che, spesso, per ritemprarsi dalle fatiche apostoliche, dopo Visite Pastorali impegnative, si intratteneva nella Casa di San Barnaba a Milano condividendo la vita comunitaria dei Padri e aiutandoli anche in umili servizi della Casa. San Carlo, dopo aver accarezzato l’idea di unificare l’Ordine dei Barnabiti con i Frati Umiliati, Frati che nel 1570 furono soppressi, diede ai Barnabiti le case lasciate libere dagli Umiliati.
Tra le prime a passare ai Barnabiti fu la chiesa di Santa Maria in Carrobiolo a Monza concessa ai Barnabiti l’anno 1572. Lo stesso Arcivescovo consacrò questa chiesa il 14 giugno 1584, qualche mese prima della sua morte.
San Carlo si servì dei Padri per la riforma dei Monasteri e per due importanti missioni. Nel 1580 incaricò il padre Carlo Bascapé (1550-1615) di una missione diplomatica presso Filippo II di Spagna: riuscire a ristabilire i buoni rapporti con il Marchese Ajamonte, Governatore di Milano. Il Bascapé riuscì perfettamente nell’impresa. Nel 1583, invece, si servì di tre padri barnabiti per una predicazione in Valtellina dove stavano dilagando le teorie calviniste.
Grande fu poi l’opera di aiuto e soccorso che i Barnabiti assicurarono a san Carlo a favore dei colpiti dal morbo in occasione della famosa “peste di San Carlo” dell’anno 1576. San Carlo scelse poi come Segretario il venerabile barnabita Carlo Bascapè. Questi fu pure il primo biografo del grande Cardinale di Milano.
Carlo Bascapé, che prima di entrare nella Congregazione dei Barnabiti si chiamava Giovanni Francesco, era nato a Melegnano il 25 ottobre 1550. Entrato in seguito nell’ordine dei Padri Barnabiti, San Carlo domandò ai Padri di potersi  avvalere dell’aiuto del Bascapé. Questi approfondì ricerche sulla storia della chiesa ambrosiana  e sul rito della chiesa  milanese.Accompagnò il Borromeo nelle visite pastorali e fu suo confessore ordinario. Nell’anno 1586, all’età di soli 36 anni,  coprì la più alta carica come Superiore Generale dell’Istituto. Da San Carlo fu incaricato della stesura delle Costituzioni dei Barnabiti e di quelle del ramo femminile, le Suore dette “Angeliche di San Paolo”, definite da San Carlo “ le pietre preziose della sua mitra pastorale”. La sua vita si concluderà il 16 ottobre 1615 come Vescovo di Novara dove il papa Clemente VIII  l’aveva inviato l’8 febbraio 1593. A Novara si era impegnato per una seria riforma della vita della Diocesi cercando di suscitare quel rinnovamento spirituale auspicato dal Concilio di Trento (1545-1563). Si adoperò molto per avviare e sostenere il processo per la canonizzazione di San Carlo. I Vescovi lombardi dell’epoca inviarono a Roma Carlo Bascapé per sollecitare l’onore degli altari a San Carlo. La canonizzazione avvenne  il 1° novembre 1610 a Roma ad opera del papa Paolo V.
Nello stesso anno i Barnabiti dedicarono al nuovo Santo il tempio di San Carlo a’ Catinari in Roma. Anche per Carlo Bascapè fu avviato il processo per la beatificazione, ma, fino ad oggi, non fu portato a termine. Il titolo a lui riconosciuto è quello di Venerabile. Lasciò molti scritti tra cui la celebre Vita di San Carlo (1612) scritta in quella che è oggi la Villa Sacro Cuore di Triuggio: “Qui sono venuto oggi per ridurmi a Zuccone san Giovanni a scrivere la vita del Santo Cardinale, non potendo se non altrove…” (da una sua lettera).
San Carlo fu anche amico di un altro Santo barnabita, il milanese  sant’Alessandro Sauli (1534-1592) , diventato sacerdote il 25 marzo 1556.Alessandro Sauli, dopo alcuni anni a Pavia dove si distinse come professore di filosofia e di teologia, passò a Milano, città nella quale risultò ottimo predicatore e fu scelto come confessore dal cardinale  Niccolò Sfondrati che fu poi papa col nome di Gregorio XIV e dallo stesso cardinal Carlo Borromeo. Nel 1565 Il Borromeo si servì del Sauli durante il primo concilio provinciale, e fu da lui aiutato nella riforma di diversi monasteri. Fu lo stesso Borromeo a suggerire al papa San Pio V l’elezione del Sauli, l’anno 1569, a vescovo di Aleria, in Corsica, dove rimase per una ventina di anni attuando nella Diocesi quelle riforme che erano state dettate dal Concilio di Trento. Passò quindi a Pavia come vescovo di quella città in data 20 ottobre 1591.

Padre Michele Triglione

Pubblicato su:

IL CITTADINO di Monza,
4 novembre 2010

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