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S. Messa in Coena Domini

  • 09 April 2020

Il clima spirituale e persino psicologico di questa liturgia in memoria della cena del Signore è intimo e intenso.
Il Signore prima di consegnarsi nella mani degli uomini e abbandonarsi in quelle del Padre, mangia con i suoi discepoli che sono anche i suoi amici. Mangia con loro, parla con loro. Consegna loro nella calma e nell’intimità di una cena fra amici le sue ultime parole e alcuni gesti.
I discepoli – i suoi amici – hanno la sensazione, un po’ confusa ma profonda, che quella cena precede qualcosa di importante.
Il Signore Gesù – secondo il vangelo di Giovanni – conversa con loro con un lungo discorso che gli esegeti chiamano: ‘discorso di addio’.

Nell’insieme gli evangelisti ci narrano che Gesù quella sera fece due gesti che esprimono lo stesso significato. Il primo è la condivisione di un tozzo di pane e di una coppa di vino; il secondo la lavanda dei piedi.
Attraverso questi gesti è come se Gesù dicesse: il senso della mia vita è stato - e sarà anche nella sua parte finale - la costruzione di  legami di comunione fra gli uomini e Dio e fra gli uomini fra loro. E questo passando attraverso concreti gesti di servizio. E questo stile di vita deve essere anche il vostro come miei amici e discepoli.
C’è una frase sibillina nel vangelo di Giovanni che abbiamo ascoltato; è questa: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Essa non si riferisce solo alla lavanda dei piedi, ma anche al gesto di comunione del pane e del vino.
Certamente Gesù con quella frase intendeva dire che il senso di questi gesti sarebbe stato più chiaro dopo la sua passione, morte e risurrezione. Questo passaggio è decisivo e insuperabile.
A me pare che quella frase, quel ‘dopo’ in relazione al quale tutto sarebbe stato più chiaro, si riferisca anche alla nostra vita di amici di Lui e discepoli. Come se Gesù dicesse: le esperienza della tua vita di discepolo e amico, immerse nella mia passione, morte e risurrezione, ti faranno capire sempre più a fondo il senso di questi gesti …e della mia vita.
Per noi questo ‘dopo’ che ci aiuta a capire il suoi gesti di servizio e comunione sono oggi la comune esperienza, drammatica e dura, di questa epidemia.
Cosa ci fa capire questa nostra esperienza del gesto del lavare i piedi di Gesù? Ci fa capire con chiarezza che ‘fare il bene’, ‘passare in questa vita facendo del bene a tutti’ deve essere un atteggiamento pervasivo dell’intera nostra esistenza di amici e discepoli del Signore.
Per molto decenni abbiamo relegato ‘fare il bene’ a uno spazio limitato, quello del volontariato, o a professioni ‘sociali spesso mal retribuite. Come se avessimo due vite. La prima quella politica, sociale, economica e lavorativa regolata dal mercato, dalle ideologie, dalle teorie sociali; e l’altra in uno spazio ridotto in cui fare un po’ di bene.
Oggi forse, in questo dramma, possiamo capire che non è così.

Vorrei fare qualche esempio pratico.
Oggi capiamo che se vogliamo fare il bene al modo di Gesù non possiamo esercitare il diritto di voto mandando a fare leggi e a governare persone impreparate, incompetenti, corrotte, corruttibili, piene di sé, bramose del potere.
Oggi capiamo che se vogliamo fare il bene al modo di Gesù non possiamo più dire ’se ha gestito bene la sua azienda, il suo partito, la sua lobby saprà gestire bene anche ciò che è di tutti’. Oggi sappiamo che se una persona è abituata a fare il ‘suo’ bene non sa fare il bene degli altri.
Oggi capiamo che se vogliamo fare il bene al modo di Gesù non possiamo più dire che l’attitudine a comunicare efficacemente è essenziale – anzi l’unica - per chi ha ruoli di responsabilità; non possiamo più affidare la gestione del paese a urlatori e imbonitori. Ricordiamoci di Davide. Saul ‘bucava lo schermo’; era alto due spanne più di tutti gli israeliti. Israele lo volle re. Ma non andò bene e Dio scelse Davide; piccolo, gracile, con i capelli lunghi, che non sapeva portare l’armatura…ma che con i ciottoli del torrente sconfisse il gigante filisteo e il suo esercito. E che dire di Mosè il balbuziente. È vero Dio gli diede Aronne come addetto stampa…ma non era un gran che. Eppure Mosè condusse il popolo fuori dall’Egitto, nel deserto, fino alla Terra. La bibbia insegna sempre molte cose
Oggi capiamo che se vogliamo fare il bene al modo di Gesù non possiamo più svolgere una attività lavorativa ‘furbescamente’; per qualsiasi persona, un operaio o un imprenditore, un banchiere o un manager fare il bene e farlo bene oggi è dimensione costitutiva del suo lavoro. Senza deroghe!
Oggi capiamo che se vogliamo fare il bene al modo di Gesù non possiamo, come cittadini, attendere una punizione che ci ‘costringa’ a fare il bene. Dice il salmo: il cavallo si doma con briglie e morso… non siamo cavalli.
Oggi capiamo che se vogliamo fare il bene al modo di Gesù non possiamo impiegare enormi risorse economiche per costruire armi e poi piangere i morti perché non avevamo ospedali adeguati, mascherine, respiratori, medici, infermieri,….
E altro ancora.

Disse Gesù : quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo. Ora che forse stiamo capendo. Ci diciamo: siamo stati proprio tardi di cuore nel comprendere le parole di Gesù. Tardi di cuore come i discepoli di Emmaus. Ma ora forse stiamo capendo.
Vigiliamo sulla nostra presunzione che ci fa dire, ‘ma noi avevamo già capito’.  Anche Pietro un po’ pieno di sé, sul principio, non voleva lasciarsi lavare i piedi...lui ‘aveva già capito’. E il Signore lo rimproverò.
Se non vogliamo rimandare ancora una volta, a un ‘dopo’ che non viene mai, la comprensione dei gesti e della vita di Gesù e del discepolato a cui ci chiama, dobbiamo interrogarci molto a fondo. Magari non ora che siamo stanchi e provati. Ma appena ci sarà possibile facciamolo.
Stiamo accorti: i ciarlatani, gli imbonitoti, i doppiogiochisti stanno tornando.
Negli atti degli apostoli Pietro dice di Gesù che ‘passò facendo del bene a tutti’. Questa è la domanda che vi consegno in questo Giovedì santo: dove passo faccio del bene? Politica, vita sociale, lavoro, amicizie, coppia, famiglia,..: dove io passo faccio del bene? Se sì, e per molti di noi grazie a Dio è sì, dobbiamo domandarci: stiamo facendo il bene nella misura dei doni di natura e Grazia che abbiamo ricevuto?

C’è ancora una cosa che vi devo dire.
Tutto questo bene ci costerà molto. Forse dovremo cambiare lavoro, rinunciare a pensieri che ci hanno accompagnato per una vita, riprendere l’antico slancio ideale, rinunciare a molti soldi, tagliare con i compromessi, lasciar cadere i miti futili della carriera, della competizione, del primeggiare, dei divertimenti, ….
Il male è facile; il bene è difficile.
Quando torneremo a fare la comunione sacramentale avremo più consapevolezza che il corpo del Signore è energia e forza per fare il bene; per servire ogni giorno e per tutta la vita.
Il Signore ci conceda presto di ritornare alla sua mensa e mangiare il pane con Lui e nutrirci di lui...tutti insieme.

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