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Passione del Signore

  • 10 April 2020

La passione del Signore da un lato, nel suo tratto più profondo, rivela la verità dell’amore di Gesù che si mette nelle nostre mani senza opporre resistenza e si abbandona al Padre; dall’altro lato parla di noi uomini; di chi siamo, di chi vogliamo essere, di chi possiamo essere.
Ne parla Gesù mentre è sulla via del calvario. Ci racconta Luca: Lo seguiva una gran folla di popolo e di donne che si battevano il petto e facevano lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: "Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perchè se trattano così il legno verde, che avverrà del legno secco?" (Lc 23, 26-32).
È una frase dura sulla bocca di Gesù. Il suo senso è questo: gli uomini sanno essere cattivi, lo sono con Gesù – il legno verde - e lo sono fra di loro  - i legni secchi -.
Della cattiveria degli uomini ci parlano tutti i racconti della passione.
I soldati eccedono in cattiveria e alle percosse aggiungono derisioni e la corona di spine. Le usanze giudiziarie mostrano tutto il loro opportunismo cattivo ponendo l’alternativa al popolo fra Gesù e Barabba. Pilato e Erode danno volto alla cattiveria cinica dei potenti. I sacerdoti e i loro capi mostrano tutta la capacità di cattiveria degli uomini dell’apparato religioso. Alcuni – ignoti -  mettono in mostra quanta cattiveria vi siano nella falsa testimonianza, nella menzogna; Giuda mette a nudo la forza che il denaro ha di produrre cattiveria.
La passione del signore non ci fa sconti e ci dice a chiare lettere che l’uomo sa essere cattivo. Sembra quasi che l’uomo abbia una conoscenza precisa e chiara di come si fa ad essere cattivi.
L’esperienza che stiamo vivendo di questo maledetto virus ci mette impietosamente davanti agli occhi la cattiveria di noi uomini. Qualcuno per decenni ha tratto enormi profitti dalla gestione della sanità; altri si apprestano a farne ora, e altri si preparano a farne tra poco nella fase due. C’è una cattiveria spietata in noi uomini!
Le masse urlanti, gli Erode, i Pilato, i Caifa e Anna, i falsi testimoni, le soldataglie progettano in ogni epoca cattiverie sempre più raffinate e sistematiche. Nessun dolore e nessuno moto della coscienza sembra capace di fermarli.
Ho usato l’espressione: ‘l’uomo sa essere cattivo’ perché la fede in Gesù e l’amore per lui mi impedisce di usare un’altra espressione: l’uomo è cattivo! E così definire nella cattiveria l’essenza dell’uomo. Vorrei farlo, ma poi guardo la croce. ‘Io Signore non ti capisco, non so capacitarmi di come tu ci possa voler bene, cattivi come siamo. Si anch’io per la mia parte. Guardo la tua croce e sto zitto...meglio così’

C’è un’altra frase che Gesù dice a Pietro durante l’ultima cena con i suoi amici prima della passione. E’ sempre Luca a darcene conto. È questa. ‘Simone, Simone, ecco satana vi ha cercato per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, che non venga meno la tua fede; e tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli’.
È di una bellezza sorprendente. La cattiveria e il male ci stanno cercando. Ci cercano in ogni anfratto della nostra vita; aspettano di coglierci nella debolezza  per farci cedere; con voce suadente cercano di convincerci che l’impegno per il bene è vano, tempo perso, stupidità. Gesù dice a Pietro: io ho pregato per te. Lo dice anche a noi: Gesù ha pregato per ciascuno di noi.
A protezione contro il male e la cattiveria che stanno accovacciati alla nostra porta si erge insuperabile la preghiera del Signore; e la preghiera del Signore sulla via della croce, la preghiera più intima e vera.

I racconti della passione delineano anche un percorso che potrebbe avere questo titolo: l’uomo può essere buono. Mi sembra di ritrovare tre tappe del ‘poter diventare buoni’

La prima ci è insegnata dal Pietro e da Giuda – nostro fratello Giuda -.
Guardiamo Giuda. Sì ha sbagliato a togliersi la vita. C’era speranza anche per lui. Però ha avvertito tutto il peso della cattiveria del suo gesto. Ha persino cercato di rimediare restituendo il denaro. Se non avvertiamo il peso delle nostre cattiverie, ciascuno le sue, non si può diventare uomini buoni e nuovi.
Guardiamo Pietro, pianse amaramente. Dobbiamo trasformare il rammarico per le nostre cattiverie in pianto. Da soli, in casa, ora; domani in una chiesa o sui monti.

La seconda ci è insegnata dal Cireneo. Dice il vangelo di Matteo: Mentre uscivano, incontrarono un uomo di Cirene, chiamato Simone, e lo costrinsero a portare la croce di Gesù. Il vangelo dice : lo costrinsero a portare la croce. Io lo comprendo così: quando l’occasione di fare il bene ti passa vicino, fallo. Lasciati forzare un poco. Non tirarti indietro. Il Cireneo è come il samaritano: è costretto dalla situazione e non può tirarsi indietro.
Il tempo che viviamo ‘costringe’ noi, discepoli e amici del Signore, a fare il bene. Facciamolo!
I medici e gli infermieri da un giorno all’altro si sono trovati ‘costretti’ a fare il bene e lo hanno fatto. Così  molti altri.
Recita una vecchia preghiera scout: Dammi l’occasione di fare un po’ di bene ogni giorno per avvicinarmi così di più a Gesù. L’occasione è adesso. Facciamolo ora questo po’ di bene!

La terza ci è insegnata da Maria e Giovanni. Stanno sotto la croce. Parla Gesù.  La teoria Gesù l’aveva già spiegata: amatevi gli uni gli altri. Adesso la rende concreta: Ecco tua madre; ecco tuo figlio. Maria e Giovanni non dicono nulla e silenziosamente vanno avanti a costruire un legame di fraternità. Il bene, la fraternità, l’aiuto reciproco non si parlano addosso. Il bene si fa; del bene non si chiacchiera.E il bene lo possiamo fare perché ce lo comanda il Signore con voce flebile sulla croce. Non gli possiamo dire di no!

Concludo
Certo gli uomini sanno essere cattivi. Noi sappiamo per fede e per esperienza che possono essere buoni. Noi tenacemente aggrappati allo sconfinato amore di Gesù ci proviamo.Coraggio amici. Con le lacrime agli occhi, messi nell’occasione di fare il bene, raccogliendo dalla croce l’ultimo dolce comando del Signore, andiamo avanti e facciamo il bene; pieni di umiltà e di fede.

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