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Pasqua di risurrezione (Veglia)

  • 11 April 2020

Cristo è Risorto. Veramente è Risorto!
Christòs Anèsti Alithòs Anèsti!
Cristo è Risorto Veramente è Risorto!

Sono le uniche parole di senso che mi sono rimaste. Il resto sono pensieri di un pover uomo. Queste parole però sono vere.
S. Giovanni dice nella sua prima lettera:
Quello che era da principio, quello che noi abbiamo udito, quello che abbiamo veduto con i nostri occhi, quello che contemplammo e che le nostre mani toccarono del Verbo della vita; quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi. E la nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Queste cose vi scriviamo, perché la nostra gioia sia piena.

Cristo è veramente risorto.

In queste settimane ciascuno di voi ha vissuto e vive ancora momenti di fatica e passione. Anche la nostra piccola e ciondolante comunità ha vissuto e vive momenti duri di sofferenza e di dolore. Il nostro amico e fratello padre Roberto è lì, fra la vita e la morte. Un padre mi ha detto: meglio che vada io, tanto sono vecchio. Un altro non sa capacitarsi, un altro in silenzio fa la sua parte. Dario lavora e di notte non prende sonno prima della due. Io ho consumato molte lacrime.
Vi dico questo perché è dall’interno di questa fatica che noi annunciamo a voi che Cristo è risorto. Veramente è risorto. Se lo facessimo dal di fuori sarebbero solo parole.
Invece noi, piccola comunità ciondolante, insieme ai nostri vescovi e al santo padre, papa Francesco, annunciamo a voi con profonda serenità nell’animo, con fede certa e con gioia traboccante, sì anche con gioia traboccante che Cristo è Risorto. Veramente è Risorto!
E tutti i sepolcri di questi giorni, di quelli di prima e di quelli che verranno, si apriranno. Paolo direbbe: prima Cristo, poi quelli che hanno creduto in lui, poi tutti gli uomini.

Consentitemi due piccoli pensieri, ora, da poveruomo.

Il primo.
In queste settimane – sembrerà strano – ho dedicato un po’ di tempo allo studio di un filosofo, Nietzsche. In un suo aforisma afferma: ‘Quando si compatisce si perde per forza’. È una frase tremenda.
Non si può fare a meno di osservare come un certo numero di uomini lo abbiamo preso sul serio. Chi spreca tempo a condividere e a lasciarsi coinvolgere nella passione e nella sofferenze di un altro, perde l’occasione di trarre vantaggio; per sé dai dolori altrui. Questo accade anche in questi giorni.
Eppure quella frase è di una totale falsità. Ad essa la fede risponde e dice: chi non sa compatire non sa congioire. E che la gioia sia solo ‘gioire insieme’ questo è evidente. La gioia è solo insieme. Solo se hai con-patito poi con-gioire.
Paolo dice: Se siamo uniti a lui nella sua passione lo siamo anche nella sua resurrezione.
Dire ‘Cristo è Risorto.Veramente è Risorto’ significa desiderare di gioire insieme dopo aver patito insieme.
Oggi siamo insieme nella gioia. Ma questa gioia è solo per chi ha saputo stare insieme nella passione.

Il secondo.
Mi colpisce come gli uomini facciano fatica ad accogliere le novità. Anche quella bellissima della risurrezione di Gesù e nostra. Cerchiamo, noi uomini, sempre analogie con il passato, cause logiche, origini probabili, motivazioni possibili. Non di rado siamo così attaccati al ‘già visto’ che finiamo per negare l’evidenza o almeno la possibilità del nuovo...fosse anche una possibilità bellissima.
Siamo strani: meglio un cinico sorrisetto che la gioia di una possibile e inedita novità.
Accade per molte cose; e spesso ci impedisce di stare dentro la vita nella sua realtà e nella sua bellezza.
Anche in questi giorni sento nell’aria l’aspettativa che tutto torni come prima; c’è come il desiderio che questa esperienza, inattesa e drammatica, possa presto essere lasciata alle spalle senza che intacchi nulla della nostra vita. Forse accadrà così. E’ probabile. Invece tante cose dovrebbero cambiare: i nostri cuori prima di tutto; poi l’economia, la politica, l’organizzazione sociale, le cose a cui attribuiamo valore, la scuola, gli ospedali, il lavoro... tutto dovrebbe cambiare.
Questo imbarazzo di fronte al nuovo riguarda anche la risurrezione di Gesù…o forse riguarda essenzialmente la risurrezione di Gesù… che è una bellissima notizia. Se essa dovesse suscitare un cambiamento nella nostra vita; bella notizia…ma pericolosa. Meglio dubitare, non credere, non lasciarsi coinvolgere. Anche le belle notizie sono pericolose.
Anche i primi discepoli restarono imbarazzati di fronte alla risurrezione. Non sapevano nemmeno come chiamarla: esaltazione, glorificazione, apparizione, stare in mezzo,…poi optarono, in un modo molto semplice, per ‘ri-alzarsi. Gesù si è rialzato. Era stato de-posto…anzi si era ‘deposto’; si è ri-alzato. Dopo il primo imbarazzo, però quei discepoli, si sono lasciati prendere dalla novità sorprendente di Dio. E hanno portato l’annuncio della risurrezione del Signore in giro, per il mondo. Pensiamoci bene: la risurrezione di Gesù è una cosa di una bellezza incredibile, una gran bella notizia. Era morto si è rialzato.
Io penso che noi discepoli e amici – forse soprattutto amici - di Gesù abbiamo il compito di portare in giro questa notizia, come una nuova e bella notizia in cui crediamo e a cui ci affidiamo con semplicità e gioia grande.

E a partire dal nuovo, dalla bellezza e dalla gioia di questa notizia della risurrezione di Gesù noi, suoi discepoli e amici, custodiamo nella storia, e per tutti gli uomini, ogni slancio di novità, di bellezza, di gioia. La custodiamo anche nello ore tremende. La custodiamo sempre! E’ un dovere che abbiamo rispetto agli uomini di conservare la bellezza e la gioia. Molti senza guardano le cose come sono e dicono: va bene così.
Noi, che sappiamo della bella notizia della risurrezione di Gesù, sogniamo le cose come non sono mai state e diciamo perché no.

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