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Lettera per l’avvento

  • 01 December 2019

Carissimi, l’amore gioisce per la speranza dell’incontro, trova compimento nella comunione. L’anima della vita cristiana è l’amore per Gesù: il desiderio dell’incontro, il sospiro per la comunione perfetta e definitiva alimento l’ardore. La dimensione della speranza e l’attesa del compimento sono sentimenti troppo dimenticati nella coscienza civile contemporanea e anche i discepoli del Signore ne sono contagiati. Il cristianesimo, senza speranza, senza attesa del ritorno glorioso di Cristo, si ammala di volontarismo, di un senso gravoso di cose da afre, di verità da difendere, di consenso da mendicare. Il tempo di avvento viene troppo frequentemente banalizzato a rievocazione sentimentale di una emozione infantile. Nella pedagogia della Chiesa, invece, è annunciata la speranza del ritorno di Cristo, specie nelle ultime settimane dell’anno liturgico di rito romano e naturalmente nelle prime dell’avvento ambrosiano. Perciò le quattro settimane dell’avvento romano si ripresentano ogni anno come provvidenziale invito a pensare alle cose ultime con l’atteggiamento credente che invoca ogni giorno: venga il tuo regno. Paolo confida ai filippesi il suo desiderio intenso, il suo correre per conquistare Cristo, così come è stato da Lui conquistato. Le allusioni polemiche del capitolo 3 della lettera ai Filippesi non impediscono di cogliere uno slancio che ci farà bene imitare.

(4) Se qualcuno ritiene di poter avere fiducia nella carne, io più di lui: (5) circonciso all’età di otto giorni, della stirpe d’Israele, della tribù di Beniamino, Ebreo figlio di Ebrei; quanto alla Legge, fariseo; (6) quanto allo zelo, persecutore della Chiesa; quanto alla giustizia che deriva dall’osservanza della Legge, irreprensibile. (7) Ma queste cose, che per me erano guadagni, io le ho considerate una perdita a motivo di Cristo. (8) Anzi, ritengo che tutto sia una perdita a motivo della sublimità della conoscenza di Cristo Gesù, mio Signore. Per lui ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero spazzatura, per guadagnare Cristo (9) ed essere trovato in lui, avendo come mia giustizia non quella derivante dalla Legge, ma quella che viene dalla fede in Cristo, la giustizia che viene da Dio, basata sulla fede: (10) perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la comunione alle sue sofferenze, facendomi conforme alla sua morte, (11) nella speranza di giungere alla risurrezione dai morti . (12) N on ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. (13) Fratelli, io non ritengo ancora di averla conquistata. So soltanto questo: dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, (14) corro verso la mèta, al premio che Dio ci chiama a ricevere lassù, in Cristo Gesù.

Il tempo di avvento è un tempo propizio per imparare a pregare. Come i discepoli desideriamo metterci alla scuola di Gesù, a ricevere lo Spirito che viene in aiuto della nostra debolezza e ci insegna a dire Abbà. I pastori del popolo di Dio, i ministri ordinati, tutti gli educatori possono produrre molto frutto se rimangono uniti a Gesù e se favoriscono l’incontro della gente con Gesù, il nome che è al di sopra di ogni altro nome (Fil 2,9). E non so tradurre in altro modo questo desiderio se non dicendo che dobbiamo essere gente che prega e che insegna a pregare. Le getti che formano la comunità cattolica, che vive nelle nostre terre, hanno un patrimonio di preghiere e di devozioni: la condivisione delle ricchezze di ciascuno e di ciascuna comunità può anche alimentare la confusione delle liturgie, ma se ben pensata e ben gestita, contribuirà a tenere vivo lo stupore per una Chiesa viva, a proprio agio nella storia e nella cultura di ogni popolo. La speranza è quell’affidarsi alla promessa di Dio che confessa l’altezza del desiderio e insieme l’impotenza: perciò preghiamo come Gesù ci ha insegnato: venga il Tuo Regno, sia fatta la Tua volontà (Mt 6,10), perciò lo Spirito e la sposa dicono: vieni (Ap 22,17). L’attivazione di scuole di preghiera, la proposta della lectio divina possono essere il servizio che le comunità cristiane offrono perché chi ha sete venga: chi vuole prenda gratuitamente l’acqua della vita (Ap 22,17).

Dalla lettera per l’avvento di Mons. Mario Delpini, Arcivescovo

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