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La gioia dell'amore

  • 01 gennaio 2017

(Amoris laetitia n° 19)

La ferita del peccato.
"L'idillio presentato dal Salmo 128 non nega una realtà amara che segna tutte le sacre Scritture. È la presenza del dolore, del male, della violenza che lacerano la vita della famiglia e la sua intima comunione di vita e di amore. Non per nulla il discorso di Cristo sul matrimonio (cf. Mt 19,3-9) è inserito all'interno di una disputa sul divorzio. La parola di Dio è testimone costante di questa dimensione oscura che si apre già all'inizio quando, con il peccato, la relazione d'amore e di purezza tra l'uomo e la donna si trasforma in dominio: Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà (Gen 3,16)"

L'intimità della vita famigliare riflessa nell'immagine dei figli seduti attorno alla mensa «come virgulti d'ulivo» generati dall'amore dei genitori, nel Salmo 128 diventa l'espressione perfetta di una comunione che corrisponde pienamente al progetto di Dio sull'uomo e sulla donna. E la benedizione di Dio sigilla quest'opera d'amore: «Ecco com'è benedetto l'uomo che teme il Signore». Questo è l'ideale, ma la realtà appare molto più complessa e lontana, tanto da rendere questa immagine di pace un sogno a volte irrealizzabile. C'è come una ferita che lacera e fa sanguinare ogni desiderio di comunione. Ed è la ferita del peccato che fin dall'inizio della storia dell'umanità mette a repentaglio quell'unità custodita nell'amore tra l'uomo e la donna. Ed è significativo che papa Francesco sottolinei con lucidità questo scarto tra ideale e realizzazione concreta proprio nei primi numeri della sua esortazione apostolica, all'interno del commento al Salmo 128, quasi a voler anticipare una particolare attenzione che dedicherà alle ferite di cui soffre la vita famigliare.

Leggendo questo passaggio dell'Amoris laetitia, non si può fare a meno di volgere il nostro sguardo su tante realtà famigliari che oggi vivono un disagio nelle loro relazioni e, spesse volte, giungono a una rottura che contraddice quella comunione a cui sono chiamate. Dolore, male, violenza sono modalità negative che spesso trovano spazio all'interno delle relazioni e sono l'espressione di quella «dimensione oscura» che minaccia il progetto d'amore di Dio e la sua realizzazione nella vita dell'uomo. La stessa Scrittura non nasconde quella catena di violenza e di falsità che distrugge la bellezza di ogni relazione. Proprio in Gen. 1,16 c'è una parola, o meglio un avvertimento, che Dio rivolge alla prima donna dopo il peccato: «Verso tuo marito sarà il tuo istinto, ed egli ti dominerà». Al dolore del parto che sembra offuscare la gioia della vita custodita in seno, nella donna si aggiunge un dolore più interiore, una ferita che compromette la purezza di quella comunione a cui è chiamata: il sentirsi oggetto di un dominio e non il soggetto di un'autentica relazione. E sappiamo bene che questa è l'origine di tante forme di violenza e di potere che lungo i secoli e fino ad oggi hanno sfigurato la dignità della donna. Ma forse in questa parola della Scrittura ci viene anche rivelata l'origine di quella «dimensione oscura» che porta ad ogni tipo di rottura nelle relazioni famigliari (e interpersonali): l'idolatria di se stessi che conduce al dominio sull'altro, al non rispetto dell'altro nella sua alterità e nel suo mistero. Senza l'accoglienza di questa diversità, senza la consapevolezza che l'altro/a non mi appartiene ma mi è donato/a nell'amore, non ci può essere una relazione di gratuità, non si può realizzare quella comunione custodita nella vocazione dell'uomo e della donna.

A cura della Comunità monastica di Dumenza

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