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La festa di tutti i Santi

  • 30 novembre 2018

La Festa di Tutti i Santi, e la Commemorazione dei fedeli defunti, ci fanno ascoltare, una dopo l'altra, due pagine del Vangelo di Matteo che si collocano l'una all'inizio, nel primo grande discorso di Gesù, e l'altra alla fine del ministero pubblico, nel suo quinto e ultimo discorso, così come Matteo struttura il Vangelo. Due pagine, dunque, lontane, che la liturgia ha l'intuizione felice di accostare, facendoci così scoprire i nessi che le collegano. «Beati!» è la prima parola che Gesù pronuncia nella sua proclamazione del Regno (cf. Mt 5,3). L'ultima sarà simile alla prima: «Benedetti!» (cf. Mt 25,34-35). L'intera predicazione di Gesù la si può racchiudere in questa cornice, che costituisce la chiave di interpretazione, ciò che dà significato, sapore, verità, a tutto ciò che egli dirà tra la prima e l'ultima parola: beati... benedetti!

La prima parola - «beati» - è rivolta ai poveri in spirito, ai quali appartiene il regno dei cieli. E poveri in spirito sono coloro che vivono la loro condizione davanti a Dio, in relazione con lui, fidandosi della sua promessa, attendendo la sua misericordia. Possiamo anche dire che sono coloro che, nella loro povertà, sanno fare tutto lo spazio possibile allo Spirito di Dio che viene in loro, dimora nella loro vita, li riempie di gioia con la sua presenza. Ecco il regno dei cieli che abita già nel loro cuore, perché il Regno non è qui o là, ma è dentro di noi (cf. Lc 17,21). L'ultima parola - «benedetti» - è rivolta a tutti coloro che hanno saputo incontrare e servire Cristo nella povertà dei loro fratelli più piccoli. Cristo incontra Cristo. Il Cristo che, nella sua compassione, si prende cura dei poveri per donare loro la felicità del regno dei cieli, ora si lascia incontrare nei poveri: chi saprà servirlo in loro sarà benedetto nel regno dei cieli. Queste due parole di Gesù sono anche all'inizio e alla fine della vita di ciascuno di noi, del nostro cammino verso il regno di Dio, nel quale, come scrive san Paolo ai romani, saremo «coeredi di Cristo» (Rm 8,17) e potremo assaporare - così promette il profeta Isaia - quel banchetto di grasse vivande che Dio prepara per tutti i popoli sul suo monte (cf. ls 25,6). Alla fine della vita, se avremo saputo accogliere, custodire, far fruttificare in noi il dono di Dio, ci attenderà la parola della benedizione: benedetti voi che ereditate il Regno, perché in voi il dono ha portato i suoi frutti, la grazia non è stata vana. L'amore che avete ricevuto è divenuto l'amore che avere condiviso e donato. «Questi è il Signore in cui abbiamo sperato; rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza» (ls 25,9). Ecco la nostra speranza! Noi non speriamo soltanto che la nostra vita non rimarrà per sempre prigioniera della morte; speriamo che saranno proprio coloro che i più avranno scartato a condurci nel regno di Dio, perché toccando, servendo, aiutando loro, avremo incontrato il Cristo. Egli ci dirà beati perché poveri, e ci dirà benedetti perché avremo fatto di questa povertà non il motivo per piangerci addosso e lamentarci di tutto, ma al contrario la motivazione e il sostegno per prenderci cura di altri: di tutti coloro che hanno fame e sete; che sono bisognosi di essere accolti e ospitati nel calore delle relazioni umane; di essere rivestiti nella propria nudità e liberati nelle proprie prigionie interiori ed esteriori.

Di fronte alla morte dei nostri cari, di fronte alla prospettiva della nostra stessa morte, non possiamo che provare timore, paura, angoscia. Occorre pertanto interiorizzare ciò che san Paolo scrive ai romani e ripete a ciascuno di noi: Non abbiamo ricevuto uno spirito da schiavi, per ricadere nella paura, ma abbiamo ricevuto lo Spirito di Dio, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!» (cf. Rm 8,15). Di conseguenza, possiamo guardare alla morte in modo completamente diverso. Sarà il momento nel quale il nostro cuore sarà liberato dalla paura, e potremo gridare anche noi, nello Spirito: «Padre!».

Il nostro recarci al cimitero in questi giorni si arricchisca della Parola di Dio che ascolteremo nelle celebrazioni eucaristiche che sempre, annunciando la morte del Signore, proclamano la sua Risurrezione, affinché egli venga!

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