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Domenica delle Palme 2020

  • 05 April 2020

La liturgia introduce la lettura del testo evangelico di oggi con l’espressione: ‘Passione di nostro Signore Gesù Cristo secondo Matteo’. L’espressione non è casuale, vuole dirci il senso sintetico di ciò che ha vissuto Gesù negli ultimi giorni della sua vita terrena. Gli ultimi giorni di Gesù sono stati una ‘passione’.

Il campo semantico della parola ‘passione’ e del verbo ‘patire’ rinvia a un preciso  significato che potremmo riassumere così: ‘situazione in cui un soggetto subisce, senza poter o voler opporre resistenza, l’azione di altri’. Circa la vicenda di Gesù potremmo parafrasare così: ‘questo è il racconto di come Gesù ha vissuto i suoi ultimi giorni senza voler opporre resistenza all’azione degli uomini’.
Sulla base di questa comprensione dell’incipit del vangelo vorrei fare tre brevi riflessioni.

Prima riflessione

Le narrazioni evangeliche attestano la volontà di Gesù di vivere passivamente quei suoi ultimi giorni. Al tentativo di Pietro e dei discepoli di difenderlo nell’orto egli si oppone e invita a lasciar fare; anzi dice: credi che io non possa pregare il Padre mio, che metterebbe subito a mia disposizione più di dodici legioni di angeli?  I sacerdoti restano confusi del suo silenzio durante il ‘processo’; analogamente Pilato domanda a Gesù: ‘non dici nulla’? e Gesù tace.
Isaia aveva ben profetizzato di Gesù parlando del Servo di Jahwe: ‘agnello mansueto condotto al macello’, pecora muta in mano ai tosatori; ho presentato il dorso ai flagellatori, la guancia a coloro che mi strappavano la barba; non ho sottratto la faccia agli insulti e agli sputi.
Noi diciamo ‘Gesù ha dato la sua vita per noi’. è vero; per essere più precisi dovremmo dire: ‘Gesù ha messo la sua vita nella nostre mani perché ne facessimo ciò che ritenevamo giusto fare’. Perché Gesù ha deciso di essere passivo e di subire qualsiasi cosa gli uomini volessero fargli? Giovanni direbbe. Perché fosse manifestata la Gloria di Dio.
E la gloria di Dio è questa: all’uomo che è sempre roso dal dubbio che Dio voglia sottometterlo e togliergli libertà e dignità; all’uomo che guarda a Dio come colui che ama  ricattando: ti amo se mi ami!; all’uomo che sospetta che l’amore di Dio sia l’ultimo inganno per sottometterlo attraverso un arcano senso di colpa… a tutto questo Dio in Gesù risponde: la mia vita è nelle tue mani fanne ciò che vuoi io non reagirò!; io ti amerò anche se tu mi rifiuterai, deriderai e ucciderai.
Penso a Nietzsche: ‘Dio è morto e noi lo abbiamo ucciso’. È vero solo in parte. Lui si è lasciato uccidere perché brillasse la gloria di Dio! Cioè che il suo è amore senza ricatti, senza inganni; amore assoluto. E noi lo capissimo. Avendolo visto morire così il centurione disse: costui era veramente il Figlio di Dio.

Seconda riflessione

In queste settimane passate e nei mesi che verranno viviamo tutti una esperienza di passività. Questo maledetto virus ci mette nella condizione di subire gli eventi senza avere molto da fare e senza capire cosa fare. Forse un vaccino verrà. Ma quando? Sulle cure andiamo a tentoni. Ci affidiamo a i medici – grazie – per avere una speranza. Costruiamo di corsa ospedali per correre ai ripari.  Ci sentiamo esposti a un contagio che non sappiamo bene se, come e dove potrebbe raggiungerci. Ci difendiamo chiudendoci in casa…non possiamo fare altro. Ci copriamo la bocca con le mascherine. Ci consumiamo la mani a forza di lavarle. Poi la morte ingiusta e piena di solitudine. Quelle bare ci lasciano attoniti e smarriti.
Passivamente, fiduciosi o disperati, aspettiamo.
È la nostra passione. Ciascuno sta imparando qualcosa. Si fanno molti pensieri. Non spetta a me fare sintesi. Non ne ho neppure la forza.
Questo però vi dico con certezza e per fede. C’è qualcosa della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo dentro questa nostra esperienza. Rileggiamola in questi giorni la sua passione, non per capire, ma per mettere la nostra passione nella sua...e insieme andare avanti.

Terza riflessione

La passione di Gesù non vuole dire che tutta la vita dei discepoli di lui è ‘vita passiva’. C’è il tempo dell’agire, del fare, della carità, dell’impegno e c’è il  tempo in cui non si può operare. Questo circa la vita.
Circa l’intimità profonda la passione del Signore insegna a noi discepoli una forma più profonda di passività, che deve permeare tutta la vita del discepolo; nei tempi della vita attiva come in quelli della vita passiva.
Gesù la sperimenta nell’orto degli ulivi e sulla croce: si chiama abbandono in Dio; è mettere la propria vita senza capirci gran che nella mani di Dio.

Ve ne parlo con un’immagine biblica e una preghiera.
L’immagine è di Geremia, è quella dell’argilla nella mani del vasaio. "Questa parola fu rivolta dal Signore a Geremìa: «Àlzati e scendi nella bottega del vasaio; là ti farò udire la mia parola». Scesi nella bottega del vasaio, ed ecco, egli stava lavorando al tornio. Ora, se si guastava il vaso che stava modellando, come capita con la creta in mano al vasaio, egli riprovava di nuovo e ne faceva un altro, come ai suoi occhi pareva giusto. Allora mi fu rivolta la parola del Signore in questi termini: "Non potrei agire con voi, casa d’Israele, come questo vasaio? Oracolo del Signore. Ecco, come l’argilla è nelle mani del vasaio, così voi siete nelle mie mani, casa d’Israele»".

La preghiera è di Charles de Foucauld.

Padre mio, io mi abbandono a Te,
fa' di me ciò che ti piace.
Qualunque cosa tu faccia di me,
ti ringrazio.
Sono pronto a tutto, accetto tutto,
purché la tua volontà
si compia in me
e in tutte le tue creature.
Non desidero niente altro, Dio mio;
rimetto l'anima mia nelle tue mani
te la dono, Dio mio,
con tutto l'amore del mio cuore,
perché ti amo.
Ed è per me un'esigenza d'amore
il darmi,
il rimettermi nelle tue mani,
senza misura,
con una confidenza infinita,
poiché Tu sei il Padre mio.

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