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Cappella terminale destra

  • Madonna della Provvidenza - Emilio Parma
  • (1922)

Ospita la pala con la Vergine tra S. Paolo e il Beato Alessandro, opera dello Zalli (1839), e la Madonna della Provvidenza di Emilio Parma (1922) ( 13 ).

IL TITOLO MARIANO "MADONNA DELLA PROVVIDENZA" - UNA BREVE STORIA

Una rapida ricerca, evidenzia come in Italia questo titolo mariano fosse già usato, diffuso e variamente raffigurato nell’iconografia, indipendentemente e spesso prima delle vicende legate ai Barnabiti. Anche fuori dai confini italiani “ Madonna della Provvidenza ” con tutte le sue varianti appare come un titolo già accreditato presso il popolo di Dio e già approvato dalla Chiesa e dunque appare chiaro che non nasce coi padri Barnabiti.
Ad affermare questa realtà già viva e diffusa è paradossalmente un esimio barnabita, attento raccoglitore di memorie che, in occasione della Festa della Provvidenza del 1908 pubblica un vero e proprio repertorio storico su questa devozione; volendo dimostrare come la devozione nasce coi Barnabiti, in realtà finisce per fornire una serie dettagliata di luoghi di culto già preesistenti.

Certo, nel 1732, grazie ad un caso fortuito e accidentale, ebbe e a svilupparsi una devozione ufficiale e universale ad opera dei Barnabiti che, ai primi del Seicento, avevano in Roma due case: una in Piazza Colonna, detta di San Paolo alla Colonna, e l’altra in piazza Cairoli, con Casa e Chiesa di San Carlo ai Catinari . Per obbedire -obtorto collo- ai voleri di papa Alessandro VII , dovettero trasferirsi da Piazza Colonna, nella cui Chiesa conservavano un affresco della Madonna al quale erano particolarmente affezionati e che si portarono dietro facendolo collocare sul pianerottolo dello scalone tra il primo e il secondo piano della Casa di San Carlo ai Catinari, dove restò quasi 60 anni dal 4 Giugno 1617, data del trasferimento, al Dicembre 1676. Il padre Landriani, allora procuratore generale, aveva infatti deciso di spostare la cara immagine da quel pianerottolo di scale che, pur dignitoso, era tuttavia di passaggio e rendeva difficile la venerazione personale più prolungata o raccolta.
Si decise di porla nel Coro invernale del primo piano dove i padri pregavano ordinariamente; vi era già un altare predisposto per un’altra pittura. Così ad un innominato Architetto si commissionò il trasferimento dell’affresco che, sfortunatamente -o provvidenzialmente?- durante le operazioni cadde andando in frantumi irreversibilmente. Dispiacere indicibile sui due fronti e, per riparare, ecco la proposta di un dono da parte dell’Architetto; una tela di Vergine col Bambino dipinta da Scipione Pulzone da Gaeta (1540 - 1598) conservata gelosamente in casa.
Senza essere attesa, né richiesta, la nuova Immagine venne ad abitare tra i Barnabiti che, col tempo se ne mostrarono sempre più attratti, tanto da far dire al padre che stendeva la Cronaca della comunità che, grazie a lei, quel coro si era lentamente trasformato in “ domus regia ex miserando tugurio ”.
La fortuna però di quella tela doveva ancora esplodere; nel Giugno 1716 veniva nominato parroco di San Carlo ai Catinari il barnabita padre Gennaro Maffetti, che precedentemente si trovava a Milano, nell’ufficio di Maestro dei Chierici; già spiccatamente mariano nella sua impostazione spirituale, si imbatté in una cronaca di cento anni prima che narrava come, grazie alla Vergine, si era riusciti miracolosamente a terminare i lavori alla Chiesa di San Carlo.
Padre Maffetti volle esprimere riconoscenza alla Madonna, trasformando un culto riservato in un culto pubblico. Ma come fare? L’immagine preziosa veniva portata in Chiesa solo durante la Novena di Natale e poi ricollocata nel coro dei padri; di trasferirla definitivamente nella chiesa neppure parlarne, visti i fatti precedenti: non restava che puntare ad una copia, che fu affidata al pittore Pietro Valentini.
Il 13 Luglio 1732, sesta Domenica dopo Pentecoste, nella quale si leggeva il brano evangelico della moltiplicazione dei pani (Mc 8, 1-9), la nuova tela fu posta nella Cappella di Santa Cecilia, lungo il breve corridoio di collegamento tra Chiesa e Convento. Sotto la tela padre Maffetti fece scrivere: Mater Divinae Providentiae . Non si seppe mai perché.
In realtà non era un titolo nuovo per i figli dello Zaccaria: già nel 1613 l’architetto barnabita Mazenta , autore della Basilica di San Paolo Maggiore in Bologna, aveva indicato per la sommità del campanile da lui disegnato una statua in bronzo dorato della ‘ Vergine Beata della Divina Provvidenza ’.
La città di Roma fu da qual momento in avanti molto sensibile a questa devozione che affiorava e, in breve tempo, quella Chiesa si trasformò in un vero e proprio Santuario preso d’assalto, soprattutto di Sabato.
Molte circostanze concorsero a rafforzare questa diffusione; Papa Benedetto XIV , nel 1744, accolse la richiesta dell’erezione di una Confraternita sotto il nuovo titolo mariano, arricchendola di molte indulgenze; nel 1834, poi, il papa Gregorio XVI , la univa al sodalizio di Maria Ausiliatrice dei Cristiani , istituita a Monaco di Baviera in ricordo della memorabile vittoria riportata sui turchi nel 1683; la Congregazione dei Riti, nel 1888, concedeva inoltre ai Barnabiti una Liturgia propria per la Festa, con rito doppio di prima classe e con testi liturgici propri, di Messa e di Ufficio. Ad elevare di più il tono della devozione provvide il Capitolo Vaticano che l’11 Novembre 1888 incoronava la Sacra Immagine.
Il giorno della Festa della Madonna della Provvidenza rimase alla seconda Domenica di Novembre –come già era per la Festa del Patrocinio; solo nel 1914 il nuovo Calendario ecclesiastico l’avrebbe spostata al Sabato precedente la terza Domenica di Novembre, come ancora è in uso ai giorni nostri; quanto alla festa esterna il papa Benedetto XV avrebbe poi dato in seguito la facoltà di celebrarla indifferentemente alla seconda o alla terza domenica di Novembre.
Da allora nelle chiese dei Padri Barnabiti sempre si trova un altare dedicato a Maria “Madre della Divina Providenza”, con una copia di quel piccolo quadro che si conserva in S. Carlo ai Catinari o ispirato a quello. La nostra chiesa offre alla venerazione dei fedeli la tela dipinta da Emilio Parma che colloca Maria in trono.

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