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The place



Regia: Paolo Genovese
Soggetto: Paolo Genovese
Sceneggiatura: Paolo Genovese, Isabella Aguilar (tratto dalla serie "Booth at the end" scritta da Christopher Kubasik)
Fotografia: Fabrizio Lucci
Musiche: Maurizio Filardo
Montaggio: Consuelo Catucci

Interpreti:
Valerio Mastandrea (l'uomo), Marco Giallini (Ettore), Alba Rohrwacher (suor Chiara), Vittoria Puccini (Azzurra), Rocco Papaleo (Odoacre), Silvio Muccino (Alex)

Durata: 105 minuti
Origine: Italia, 2017

Un uomo misterioso siede sempre allo stesso tavolo di un ristorante. Qui riceve molti visitatori, pronto ad esaudire le loro difficili richieste in cambio di delicati compiti da svolgere...

LA PAROLA AL REGISTA

Paolo Genovese (Roma, 1966) attivo come regista e sceneggiatore dal 1999, ha raggiunto definitivamente il successo nel 2016 con Perfetti sconosciuti.

Perché ha deciso di girare THE PLACE?
Per tanti motivi. Il primo è che dopo Perfetti sconosciuti non avevo voglia di fare un film uguale. Ho sempre detto che un successo ti dà una opportunità: ti fanno fare quello che vuoi e hai una grande fetta di pubblico che ti torna a vedere. Non va buttata. E ho pensato di fare un film un po' più difficile da mostrare al pubblico che verrà. Perché ho molta fiducia che un film così possa piacere agli spettatori. E poi il tema. Sono stato folgorato dall'idea della serie, al di là che è una serie web in cui il racconto è spezzettato, quello che arriva forte è l'idea della morale affrontata in questo modo. Il film parla di cosa sei disposto a fare per ottenere quel che vuoi e mi sembra un'idea interessantissima da affrontare in questo momento, un momento in cui in virtù di tutto quello che succede, sta andando in fiamme il mondo: dagli scandali sessuali al terrorismo agli scandali politici siamo portati, vuoi e non vuoi quasi costretti a puntare il dito, a giudicare, parlo anche per me. Siamo diventati giudicanti. In maniera anche giusta, perché non possiamo astenerci, ma mi piaceva allora fare un film in cui fossimo costretti a giudicare noi stessi. È un film che ci fa fare i conti con la nostra anima nera. Con quella parte che magari non è mai venuta fuori ma che verrebbe fuori in una determinata situazione. Io spero che il pubblico si identifichi in queste dieci storie e si chieda: cosa farei io al loro posto? Se scaviamo in maniera sincera dentro, secondo me un piccolo sconquassamento lo abbiamo. (…)

In molti si aspettavano una commedia da lei. Ha scelto invece di rischiare.
Sì, l'ho detto anche subito dopo Perfetti sconosciuti: preferisco sbagliare il prossimo film che farne uno banale. Volevo presentare questo al pubblico, che forse potrebbe apprezzare. Credo molto in quel che dicono i fratelli Taviani: “Non dobbiamo dare al pubblico quel che banalmente gli piace, il nostro compito è provare a dargli quello che ancora non sa che potrebbe piacergli”

(www.repubblica.it)