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L'ora più buia

Regia: Joe Wright
Sceneggiatura: Anthony McCarten
Fotografia: Bruno Delbonnel
Musiche: Dario Marianelli
Montaggio: ‎Valerio Bonelli

Interpreti:
Gary Oldman, Kristin Scott Thomas, Lily James, Stephen Dillane, Ronald Pickup, Ben Mendelsohn, Pip Torrens, Samuel West, Hannah Steele, Adrian Rawlins

Durata: 125 minuti
Origine: Gran Bretagna, 2017

Arguto e brillante, Winston Churchill è un uomo coraggioso ma all’età di 65 anni appare inadatto a ricoprire il ruolo di Primo Ministro, soprattutto in un contesto come quello europeo che è ai limiti della disperazione. Gli Alleati continuano a raccogliere sconfitte contro le truppe naziste e con l’intero esercito britannico arenato in Francia, Churchill riceve la guida del governo di coalizione con grande urgenza il 10 maggio 1940. Mentre la minaccia di un’invasione del Regno Unito da parte delle forze di Hitler insorge e 300.000 soldati sono bloccati a Dunkerque, Churchill si trova a combattere con le trame interne del proprio partito e con Re Giorgio VI, scettico sulla sua capacità di affrontare la sfida. La situazione è drammatica: negoziare una pace con la Germania nazista salvando il popolo britannico a costi indicibili o combattere contro un destino che si mostra avverso in nome della libertà.

Fin dalle prime scene, il film di Joe Wright imprime al racconto storico e biografico cui si ispira una direzione profondamente teatrale: il Parlamento britannico diventa il palcoscenico di poteri grandi e piccoli, diviso tra penombre e luci soffuse, da cui si dipana un vero e proprio gioco di ruoli decisivo per l'esito di una guerra epocale e per il futuro stesso dell'Europa. L'ora più buia carica il suo conflitto drammatico sulle spalle del protagonista, un Winston Churchill magistralmente interpretato da Gary Oldman sotto a un impressionante lavoro di trucco e parrucco: la sua solitudine nel fuoco incrociato di posizioni politiche diverse e difficilmente conciliabili amplifica il peso romantico della decisione che gradualmente comprende di dover affrontare. Quando l'interrogativo consiste nel fatto di voler continuare a combattere da soli, in un'Europa ormai arresa all'esercito tedesco, esponendo a un rischio indicibile la vita della nazione, oppure scegliere la via più rassicurante di un negoziato di pace con Hitler, Churchill diviene figura emblematica di cosa significhi maturare la volontà a resistere, costi quel che costi, in nome di un'identità e di una speranza. È indubbiamente questo processo che alimenta anche l'affascinante genesi della sua icona, destinata a occupare pagine fondamentali nei libri di Storia. Un uomo che inizialmente appare scontroso e refrattario al confronto, baluardo inespugnabile di orgoglio ed eloquenza, ma che nel corso del film, proprio mentre le certezze vacillano, impara a dosare meglio le parole e soprattutto ad ascoltare chi lo circonda, a partire dai suoi collaboratori, spesso nascosti dalla sua ombra ma capaci di conferire moralità e consapevolezza al suo operato. Nel film di Joe Wright, che abbandona la fedeltà assoluta agli eventi reali per parlare anche dell'oggi, emerge infine la riflessione sul legame tra i leader e la popolazione, qui al culmine nella scena del viaggio in metropolitana: è dal contatto diretto con la vita quotidiana delle persone, lungo le strade di Londra, che può arrivare la conferma di quanto l'avversione e la lotta ai fascismi mai siano state messe in discussione.
[Marco Longo]