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L’insulto

Regia: Ziad Doueri
Soggetto e Sceneggiatura: Ziad Doueri, Joelle Touma
Fotografia: Tommaso Fiorilli
Musiche: Eric Neveux
Montaggio: Dominique Marcombe

Interpreti:
Adel Karam (Toni), Rita Hayek (Shirine), Kamel El Basha (Yasser), Christine Choueri, (Manal), Camille Salameh (Wajdi Wehbe), Diamand Bou Abboud (Nadine)

Durata: 113 minuti
Origine: Francia/Libano, 2017

A Beirut, durante i lavori per restaurare un edificio, sul modo di riparare un impianto idraulico si accende una lite tra Toni, cristiano libanese, e Yasser, rifugiato palestinese. Sentendosi offeso, Yasser pretende scuse ufficiali, in assenza delle quali, sporge denuncia contro Toni. E' l'inizio di un processo a poco a poco più incontrollabile...

LA PAROLA AL REGISTA

Ziad Doueri (Beirut, 1963) ha lasciato da giovane il Libano a causa della guerra, trasferendosi negli Stati Uniti, dove è stato operatore alla macchina per Quentin Tarantino. Nel 2011 è tornato in patria, per dedicarsi alla regia. L’INSULTO è stato presentato all’ultimo Festival di Venezia, dove il suo protagonista Kamel El Basha si è aggiudicato la Coppa Volpi; El Basha è il primo attore arabo a vincere l’ambito premio al Lido.

Come nasce il suo film?
Tutto è nato da un’esperienza personale, da una lite che ho avuto con un operaio: una parola sbagliata, un insulto, ma tutto si è chiuso lì. “Mi sono chiesto se potesse essere la base per una sceneggiatura, e ho iniziato a ragionarci: un’idea tira l’altra, e ho capito quasi subito che avrebbe dovuto essere un dramma giudiziario. Mia moglie Joëlle e io eravamo, all’epoca, senza lavoro e piuttosto poveri, dovevamo crescere una bambina. Io avevo da poco rinunciato a girare The Attack [il film precedente di Doueiri, girato in Israele], progetto che poi ho fortunatamente ripreso in mano; nel periodo più brutto della mia vita, ho iniziato a scrivere qualcosa sul background di questi due personaggi, Toni e Yasser. È stato un viaggio autobiografico, in un certo senso: benché io non sia né l’uno ne l’altro, ho vissuto le esperienze psicologiche di entrambi i protagonisti.

L’INSULTO riflette molto sugli eventi che hanno forgiato la storia recente del Libano; potremmo quasi definirla una riflessione sul passato e sul presente del paese.
In realtà, ammetto di non basarmi sugli accadimenti politici per decidere quali storie raccontare. Detto questo, non posso negare che ci siano eventi del passato che abbiano avuto un’importanza fondamentale nella mia vita, e che quindi si rifletteranno sempre nelle mie opere. I miei genitori erano militanti appassionati, hanno supportato la causa palestinese molto prima della guerra. Quando è avvenuto il massacro di Damour, di cui si parla nel film, io avevo solo tredici anni. Non si tratta della storia con la S maiuscola, ma di come l’ho vissuta io in prima persona. In  quest’ottica, ho usato il passato in funzione del presente.

(www.bataste.it)