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Le meraviglie

Regia: Alice Rohrwacher
Soggetto e Sceneggiatura: Alice Rohrwacher
Fotografia: Hélène Louvart
Musiche: Piero Crucitti
Montaggio: Marco Spoletini

Interpreti:
Maria Alexandra Lungu (Gelsomina), Sam Louwyck (Wolfgang), Alba Rohrwacher (Angelica), Sabine Timoteo (Cocò), Monica Bellucci (Milly Catena).

Durata: 111'
Origine: Italia, 2014

La quattordicenne Gelsomina vive nella campagna umbra con la sua dolce famiglia disfunzionale. Il suo appartato microcosmo verrà messo sottosopra dall'arrivo di Martin, un giovane criminale tedesco, arrivato in Italia per un programma di riabilitazione, e dall'incursione di un concorso televisivo a premi, "Il paese delle Meraviglie", condotto dalla fata bianca Milly Catena.

LA REGISTA

Alice Rohrwacher (Fiesole, 1980) dopo il convincente esordio con Corpo celeste (2011), si è aggiudicata con questo secondo film il Grand Prix al 67° Festival Di Cannes..

Ci sono molte coincidenze tra questa storia e la sua biografia.
Sì, questo è l’aspetto più evidente. Racconto cose che mi appartengono, la mia regione, il mondo delle api, una famiglia multilingue. Ma non è un’autobiografia, anche se è un film molto personale.

Le è stata d'aiuto la presenza nel film di sua sorella maggiore, Alba?
È stato tutto naturale tra di noi e al tempo stesso sorprendentemente. Lavorare con mia sorella è stato come poter lavorare a casa propria, magari in pigiama. Si può scoprire una certa luce che entra dalla finestra che non avevamo mai notato.

Il personaggio del padre è duro, autoritario, ma allo stesso tempo pieno di amore per le figlie, che vuole in qualche modo proteggere.
Wolfgang sa bene quello che vuole dire, ma è chiuso in una prigione linguistica, perché non parla bene né l'italiano né il francese che usa a volte con la moglie. Questo lo rende aggressivo. In lui c'è una grande solitudine. Io volevo guardare alle contraddizioni di quest’uomo e di questo Paese. E il potere delle immagini è proprio quello di mostrare la contraddizione senza annullarla.

L’irruzione della tv nella storia prende una direzione piuttosto felliniana, sognante e astratta.

È una televisione direi molto dolce. Provoca dolore ma quel dolore non è dovuto a quello che la televisione è diventata storicamente, ma al mezzo in se stesso. La tv infatti è una scatola, cerca di inserire le persone in una cornice. Ma quella è una famiglia che non si lascia inscatolare. Quelli del programma non hanno intenzioni cattive, è il mezzo ad essere cattivo, in senso etimologico, cioè che imprigiona.

Perché ha voluto Monica Bellucci nel ruolo della conduttrice del programma televisivo?
È difficile immaginare un’altra persona in quel ruolo! Serviva un'icona indiscussa che arrivasse nel paese dove abbiamo girato con molti attori non professionisti. La sua presenza per tutti aveva un significato. E poi è una donna dotata di grandissima autoironia.

(www.cineuropa.org)