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La tenerezza

Regia: Gianni Amelio
Soggetto: Gianni Amelio in collaborazione con Alberto Taraglio e Chiara Valerio
Sceneggiatura: Gianni Amelio, Alberto Taraglio
Fotografia: Luca Bigazzi
Musiche: Franco Piersanti
Montaggio: Simona Paggi

Interpreti:
Elio Germano (Fabio), Giovanna Mezzogiorno (Elena), Micaela Ramazzotti, (Michela), Greta Scacchi (Aurora), Renato Carpentieri (Lorenzo)

Durata: 103 minuti
Origine: Italia, 2017

Un bel palazzo antico e freddo al centro di Napoli. Qui vive Lorenzo, un tempo avvocato ed ora in disgrazia dopo alcuni infortuni professionali. Vedovo, ha rotto i rapporti con i due figli e vive una triste solitudine. Per caso fa conoscenza con gli inquilini che abitano nell'appartamento contiguo al suo, madre, padre e due figli piccoli...

LA PAROLA AL REGISTA

Gianni Amelio (San Pietro di Magisano, 1945) dopo la lunga esperienza nella regia televisiva, ha esordito al cinema con Colpire al cuore (1982) che, come i suoi film successivi suscita l’entusiasmo della critica. Il maggior successo commerciale lo ha ottenuto con Il ladro di bambin i (1992), anche se con Così ridevano (1996) si è aggiudicato il Leone d'Oro alla Mostra del cinema di Venezia. Il suo Le chiavi di casa (2004) ha rappresentato l’Italia nella corsa all’Oscar come miglior film straniero.

Da dove nasce LA TENEREZZA? Da un’esigenza, un incontro, un’ispirazione?
È un film d’occasione. Ma qualche volta le occasioni diventano spunti per trovare cose tue, alle quali magari non avresti pensato se lo stimolo non fosse arrivato da fuori. Io sono per cogliere le occasioni. Questa forse era rischiosa, perché il romanzo alla prima lettura mi è sembrato fuori dalla mia portata. Però, nel momento in cui ho chiesto e ottenuto una cerca libertà di movimento, ho visto che c’erano anche delle possibilità che mi sarebbe piaciuto sperimentare.

Quali sono?
La prima è ambientare un film a Napoli. Napoli come parte del racconto, non come cornice. Poi la voglia di parlare di un uomo della mia età e di mettermi in gioco con qualche stimolo privato. Non c’è mai stata questa corrispondenza nei miei film, sono sempre stato o più giovane o più vecchio dei protagonisti. Non credo che Lorenzo mi somigli, ma in comune con me ha i disagi e le idiosincrasie di un’età molto speciale, che sono i settant’anni. Il rapporto con i figli, per esempio, tema che mi appassiona da sempre e che oggi vedo in un’altra prospettiva. Ma la cosa più importante è stata la possibilità di scegliermi gli attori giusti e mettere in atto la parte più interessante del mio lavoro, cioè dirigerli a modo mio, creando una complicità e un’intimità che coinvolge la persona, non solo l’interprete.

(www.cineforum.it)