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Jackie

Regia: Pablo Larraìn
Soggetto e sceneggiatura: Noah Oppenheim
Fotografia: Stephane Fontaine
Musiche: Mica Levi
Montaggio: Sebastian Sepulveda

Interpreti:
Natalie Portman (Jackie Kennedy), Peter Sarsgaard (Bobby Kennedy), Greta Gerwig (Nancy Tuckerman), Billy Crudup (il giornalista), John Hurt (il prete), Beth Grant (Lady Bird Johnson), Max Casella (Jack Valenti), Caspar Phillipson (JFK).

Durata: 100 minuti
Origine: Stati Uniti, 2017

Un giornalista si reca a casa di Jacqueline Kennedy per raccoglierne la testimonianza all'indomani dell'assassinio del marito John, appena eletto Presidente degli Stati Uniti.È la settimana successiva al 22 novembre 1963, e Jackie capisce che sono gli attimi decisivi per definire la propria immagine e l'eredità che passerà alla Storia di lei e del marito...

LA PAROLA AL REGISTA

Pablo Larraìn (Santiago del Cile, 1976) al suo settimo lungometraggio affronta per la prima volta una produzione americana e in lingua inglese, conseguenza quasi obbligata per un regista che ha raccolto consensi in tutto il mondo nei principali festival cinematografici.

Perché ha scelto di raccontare la storia di Jackie Kennedy?
Questa donna è stata in grado di destrutturare e allo stesso tempo rinforzare l'eredità di John F. Kennedy: lui è morto prima che gran parte del suo programma politico fosse messo in atto e lei in qualche modo ha protetto ciò che Kennedy aveva lasciato. In questo modo lo ha reso una leggenda e facendo questo è diventata lei stessa una leggenda, un'icona, una donna che tutti conosciamo. Una donna avvolta da tanti strati e paradossi. Credo che il film parli dello splendore: puoi cadere molto in basso solo quando parti da altezze elevate. Se cadi a terra mentre cammini è una cosa, se cadi mentre sei su un aereo è un'altra. Questo è esattamente ciò che è accaduto ai Kennedy: per gli Americani erano diventati come una coppia di reali, prima di Jackie l'America non aveva mai avuto una regina.

Come ha trovato il modo giusto per raccontarla?
Tutti abbiamo visto film e documentari sui Kennedy, si possono leggere le dichiarazioni ufficiali, in cui si afferma "il presidente Kennedy fu ucciso dopo essere stato colpito da un secondo proiettile, sua moglie, Jackie, 34 anni, era seduta accanto a lui". Quando ho letto questa dichiarazione mi sono detto: perché accanto a lui? Non possiamo analizzare l'accaduto sedendoci accanto a lei e vederlo attraverso i suoi occhi? Abbiamo cambiato il punto di vista, per questo abbiamo girato le scene dell'assassinio così da vicino, perché lei era proprio lì. Conosciamo benissimo i fatti di quei cinque giorni, i libri di storia americani sono pieni di dettagli, con orari precisi, ma non sappiamo nulla di cosa sia realmente successo una volta che Jackie si è chiusa la porta della Casa Bianca alle spalle. Nessuno lo sa. Nel film abbiamo cercato di mettere il naso nella sua intimità e, siccome non sappiamo cosa si accaduto davvero, abbiamo dovuto immaginarlo. È qui che entra in gioco il cinema: questo non è un film biografico. Dopo averlo fatto non so chi fosse davvero Jackie Kennedy ed è proprio questa la cosa che mi ha affascinato di più: è stato come guardare una montagna.

(www.movieplayer.it)