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In grazia di Dio

Regia: Edoardo Winspeare
Soggetto e sceneggiatura: Edoardo Winspeare e Alessandro Valenti
Fotografia: Michele D'Attanasio
Musiche: Gabriele Rampino
Montaggio: Andrea Facchini

Interpreti:
Celeste Casciaro (Adele), Laura Licchetta (Ina), Gustavo Caputo (Stefano), Anna Boccadamo (Salvatrice), Barbara De Matteis (Maria Concetta).

Durata: 123 minuti
Origine: Italia, 2014

Quattro donne della stessa famiglia in un paese del basso Salento ai nostri tempi di epocale crisi economica. Il fallimento dell'impresa familiare e il pignoramento della casa sembra distruggere tutto, anche i legami di affetto. Per uscirne si trasferiscono in campagna. Sarà proprio questa scelta a portare le protagoniste a riconsiderare il loro stile di vita e soprattutto le loro relazioni affettive.

LA PAROLA AL REGISTA

Edoardo Winspeare (Klagenfurt, Austria, 1965) nell’ambito cinematografico ha ricoperto diversi ruoli professionali: assistente alla regia, operatore alla macchina, montatore e tecnico del suono. Come regista di lungometraggi ha esordito nel 1995 con Pizzicata .

La storia che racconta è vera?
È una storia inventata, ma mi sono ispirato alle vicende del fratello di Celeste, mio cognato, un fasonista, come si chiamano dalle nostre parti coloro che lavorano a cottimo per la sartoria fornendo ditte come Prada, Stefanel o Benetton. Adesso per loro è un momento molto difficile con la concorrenza dei cinesi e le tasse. Ma due anni fa anch’io ho avuto un momento complicato e il fatto di aiutarci a vicenda, di scambiarci favori ci ha permesso di risalire la china.

Anche usando il baratto, come si vede nel film?
Viviamo in una comunità molto unita. Io ad esempio davo lezioni di cinema nelle scuole, ho fatto lo spot del carnevale di Corsano gratis ma in cambio di altri aiuti. La crisi è una cosa bruttissima, ma è anche una possibilità per reinventarsi un'altra economia e scoprire le cose davvero importanti della vita: il senso della comunità, la famiglia.

Quella del film è una famiglia matriarcale e sono due donne, Adele e la madre Salvatrice, a mandare avanti la baracca.
Nel Sud le donne sono più solide, mentre ci sono un sacco di uomini al bar a chiacchierare e magari a vantarsi di cose  impossibili: “Se fosse stato per me, avrei giocato nella Juventus”.

Come ha costruito i quattro personaggi femminili, così diversi tra loro e spesso in aperto conflitto?
Volevo raccontare quattro tipologie diverse di donne che attraverso tutte le vicissitudini del film riescono a ritrovare un inizio di armonia. La vecchia generazione si affida all'elemento religioso, alla preghiera e al rito, Celeste è agnostica ma è animata da un fortissimo senso di responsabilità, la sorella minore è l'artista di famiglia, è stata a Lecce a studiare e sogna di fare l’attrice. La figlia Ina infine è una consumista da terzo mondo che riempie il suo vuoto affettivo vivendo alla giornata.

(www.news.cinecittà.com)