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Gabrielle

Regia: Louise Archambault
Soggetto e Sceneggiatura: Louise Archambault
Fotografia: Mathieu Lavardière
Musiche: Francois Lafontaine
Montaggio: Richard Comeau

Interpreti:
Gabrielle Marion Rivard (Gabrielle), Mélissa Desormais Poulin (Sophie), Alexandre Landry (Martin), Vincent Guillaume Otis (Rémi)

Durata: 104 minuti
Origine: Canada, 2014

Nonostante sia affetta dalla sindrome di Williams, Gabrielle è una ragazza piena di una contagiosa gioia di vivere e con uno straordinario dono per la musica. Gabrielle canta in un coro ed è qui che ha incontrato Martin, il suo ragazzo. Tuttavia, a causa della differenza tra loro, le rispettive famiglie non consentono ai due innamorati di vivere liberamente questo amore.

LA REGISTA

Louise Archambault  (Montreal, 1970) regista e sceneggiatrice canadese è al suo secondo lungometraggio dopo il film d’esordio Familia del 2005.

Il film è un'esplorazione del modo in cui i diversamente abili vivono l'amore. Oltre al romanticismo, ci sono nuove emozioni che il pubblico può vivere guardando il suo film?
Io stessa ho scoperto che questi miei protagonisti sono persone determinate che sanno godersi il presente e possono sperimentare con esso. Sul set erano veramente allegri e di colpo riuscivano a tirare fuori la tristezza e frustrazione richieste dal ruolo. Erano sempre pronti a rimettersi in gioco. Direi che da loro ho imparato a godermi il momento e trarne il meglio. Mi hanno insegnato che aprirsi agli altri è una emozione in grado di riempire l'animo.

Il suo approccio al materiale narrativo è molto delicato. Allo stesso tempo, quanto “essere delicati” può diventare un problema restrittivo quando si raccontano questi personaggi?
Ho provato a rimanere molto vicina alla realtà dandomi un limite: non volevo sconfinare in situazioni sdolcinate o troppo deprimenti. L'intento era quello di spremere questi temi delicati per fare uscire speranza e amore, al fine di ottenere l'identificazione totale con il pubblico. I veri problemi sono stati il poco tempo a disposizione e il nervosismo della madre della mia protagonista prima di girare alcune scene.

Immagino che lavorare con attori non professionisti e con una protagonista affetta dalla stessa sindrome del suo personaggio implichi un piano di lavorazione mai solido e pronto a essere cambiato su basi quotidiane. È andata così?
Sì, non abbiamo potuto organizzare tutto in maniera automatica. Più volte ho dovuto ricorrere ad alternative e nuove soluzioni. È successo ogni singolo giorno sul set. Vuoi sapere una cosa però? Ero a totalmente a mio agio. Più andavo avanti più mi sentivo supportata dall'energia dei miei attori e dei personaggi incredibili e autentici a cui hanno dato vita. Ecco, mi hanno regalato loro la forza di andare avanti.

(www. film.it)